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Soffrire di una patologia cronica è difficile. Soffrire di emicrania è difficile. Noi emicranici stessi abbiamo timore a rimarcarlo troppo perché alla paura della sofferenza si aggiunge quella di sembrare lagnosi e scontati.

Viviamo come funamboli, camminiamo su una corda tesa e alta nel vuoto. Se ci segue solo Dottor Google, viviamo dei consigli di questo o di quello, facciamo abuso di farmaci a caso, il nostro incedere diventa ogni giorno più difficile. Tiriamo a campare.

Tutto fino a che non decidiamo di guardare sotto di noi. Solo allora la vista di quel baratro pazzesco ci fa realizzare quanto sia pericoloso continuare a procedere su una corda.

Negli anni tante sono state le mie vicissitudini da paziente emicranico e a una cosa penso spesso: curare una come me deve essere stato davvero difficile, ma, per fortuna, non impossibile.

Lo specialista delle cefalee, oltre che essere un medico deve compiere una specie di missione. Ascoltando i pazienti deve mettere in conto che ogni emicranico è un caso a sé. Deve mettere in conto tutte le verità che diciamo e anche tutte le bugie con cui mascheriamo le nostre ingenue manchevolezze. Deve considerare la nostra totale assenza di lucidità nel percorrere le strade del dolore. Deve essere abile nel farci capire quanto sarebbe terribile per noi perdere l’equilibrio sulla fune, ma nello stesso tempo farci sentire che non saremo soli nel riprendere il controllo della nostra vita. Che potremo scendere dalla fune dell’incertezza e abbandonare un’esistenza da funamboli alla continua ricerca di equilibri. Che potremo ritrovare gli strumenti per vivere davvero.

By Vicky