fabio-antonaci-neurologo-centro-cefalee-neurologia-mal-di-testa-dolore-cronico-88

Chi vive una condizione di dolore cronico, chi per tanti anni combatte senza deporre mai le armi, chi imbocca a volte un tunnel che non ha via d’uscita, tende inevitabilmente a sentirsi disperato, a non vedere soluzioni immediate e ad avvilirsi con più facilità.

Gira continuamente in reparti di ospedali, nei meandri di strutture fredde e parla di sé stesso, parla tanto di sé, ma spesso esce dagli studi medici con un senso di vuoto e incomprensione che va a farlo inevitabilmente cadere nel vortice della depressione. E lì, in quel tunnel, nessuno più sente il suo flebile grido d’aiuto perché ormai non ha la forza né la voglia di urlarlo il suo dolore e non sa più quale sia preferibile, se quello fisico o quello psicologico. La vita diventa un tirare a campare e la finta soluzione sono bicchieri di acqua che fanno ingoiare pillole e sapore acre di sconfitta.

In una bolla, si “vive” in una bolla e le voci ci entrano come eco di non ascolto.

In quella condizione non ci dovrebbe vivere mai nessuno, ma ti ci ritrovi e ci stai senza la forza di reagire.

Se le cose cambiano è perché qualcosa ha dato una svolta a quel nulla che è diventata la vita. E qualcuno ha aperto uno squarcio, ha lacerato la tua inedia e ha scrollato il tuo io spezzando le catene che ti legavano.

Improvvisamente il tunnel si è illuminato di una luce forte e stranamente ne hai retto l’abbaglio che ne è derivato. Hai allungato la mano e l’hai stretta all’altra che infondeva in te forza nuova e desiderio vivo di farcela. Non sai se è avvenuto perché lo meritavi o perché lo avevi cercato, resta il fatto che torni a galla e respiri. Ci vuole un attimo e quell’attimo, anche se ha stentato ad arrivare, è arrivato. Respira ora, a pieni polmoni, e prenditi il meglio di ogni cosa.

By Vicky