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Chiamo “dolori paralleli” quelli che si affiancano al dolore cronico.

Sono quei dolori che tutti gli individui patiscono a livello fisico o mentale nell’arco della vita e non sono paralleli per tutti.

Nessuno li merita, arrivano. Nella vita ci sono momenti belli e momenti meno belli. Ci possono essere la sensazione di toccare il cielo con un dito e un triste sconvolgimento totale.

Alcuni individui si autodefiniscono “sfigati”, quasi a voler sottolineare che, facendo personalissimi bilanci e statistiche, si trovano a vivere una quantità esponenziale di problemi difficili a fronte di pochissimi momenti di serenità.

Ho scritto “bilanci personalissimi” perché, e questo è un mio modo di pensare, nessuno è più fortunato o più sfortunato di altri. Tutto è racchiuso nel modo personale e soggettivo di affrontare la nostra esistenza.

Ma arriviamo al malato cronico. Qui c’è da aprire una parentesi grande come grande è lo sconforto che lo colpisce quando al suo dolore si aggiungono gli altri, quelli paralleli.

Vorremmo, in effetti, visto e considerato che sopportiamo il peso di qualcosa che condiziona tutto, pretenderemmo, nel nostro io più profondo, circolare su una sorta di corsia preferenziale.

Vorremmo quanto meno essere “esentati” dal patire altre cose.

Così giustamente non è.

La vita ci propone anche esperienze e vicissitudini che a volte hanno lo stesso retrogusto di insopportabilità di un attacco. In quei terribili momenti il dolore cronico attacca con ferocia inaudita non consentendoci di intervenire, come sarebbe opportuno, per “curare” il dolore parallelo. Abbraccia quest’ultimo e si avvinghia a esso, danzando un ballo macabro e amaro.

In quei momenti non c’è da parte nostra neanche richiesta di aiuto. Non ci sono forza o desiderio di combattere. Non li cerchiamo neanche i nostri farmaci. Stanchissimi e attoniti, gettiamo la spugna e non proviamo neanche vergogna.

By Vicky