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Ogni sera su Rai uno va in onda Stefano De Martino con “Affari tuoi”. Ospite fisso c’è Herbert Ballerina, un  comico che adoro e che in ogni puntata propone una delle sue tante pazze invenzioni. Herbert ha un tipo di comicità intelligente. E ogni sua trovata ha un’ ironia di base che la rende geniale.
Mi è venuto in mente tutto questo quando l’altro giorno, in rete, mi è caduto l’occhio sull’ ennesimo tentativo  acchiappa soldi di un articolo: “Maschere emicrania: 5 modelli rinfrescanti per un sollievo immediato”
Il titolo, devo dire, scritto con parole altisonanti, raggiungeva già l’obiettivo principale: quello di catturare (nel vero senso della parola) l’attenzione (e non solo) di chi, soffrendo di cefalea, avvilito da sofferenza e dolore cronico, sceglie purtroppo percorsi facili e, ahimè, sempre sbagliati.
Ma ci pensate? BEN 5 MODELLI DI MASCHERE PER EMICRANIA! Ce n’è per tutti i gusti, per tutte le esigenze e per  tutte le tasche! Facili da portare con sé ovunque , si possono tirare fuori dalla borsa mentre si viaggia, mentre si è a lavoro, nella pausa pranzo, a cinema o teatro, sulla metro o sul tram.
Il cappello dell’articolo crea subito quel legame empatico con  l’emicranico. Lo prende con affetto per mano per accompagnarlo sulle vie della soluzione naturale”, zero effetti collaterali, (un’alternativa alle fette di patata delle nonne), sulla strada dello  “scientificamente studiato”, del gradevole e del facile da usare. Tutto porta alla soluzione “più giusta” da adottare, fatta di massaggi nei punti idonei,  di caldo, di freddo,  di audio bluetooth, di alti e sicuri confort e silenziosità.
C’è quella con design a cappuccio che blocca la luce e trattiene a lungo la temperatura gradita. C’è quella che diventa massaggiatore oculare sviluppata da due fisioterapisti statunitensi.C’è quella diventata nota al pubblico grazie alla partecipazione al programma televisivo americano Shark Tank, con copertura totale della testa. Un’ alternativa al poco stiloso foulard stretto sulle tempie combinato con la mascherina per dormire venduta a due lire nel set da viaggio in aeroporto.
Mi chiedo, a questo punto, come Herbert avrebbe chiamato una di queste diaboliche invenzioni. Riflettete sul fatto che tutte coprono gli occhi, che sono maschere proposte in periodo post carnevalesco e quindi quaresimale (possono essere usate anche per riflessioni mistiche acchiappa indulgenza ) per cui io, che mai potrei essere all’altezza di Herbert, un nome gliel’ho dato comunque: post-Carnival migraine masks.
E un po’ di inglesismo, ricordate, non guasta mai, anzi, ACCHIAPPA!